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Ancelotti, in nazionale 26 presenze ed una rete E' il 1983, ancora una grave infortunio per lo sfortunato atleta
Dopo la conquista della Coppa Campioni, Ancelotti festeggia con Baresi la vittoria Intercontinentale
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SERIETA' E TECNICA DI UN CAMPIONE CARLO ANCELOTTI Nella Roma successo e gravi infortuni poi il Milan di Sacchi, le vittorie nel mondo e il ritorno in azzurro. Da Allenatore Juventus poi due Coppe del Campioni nel Milan ed adesso Chelsea Descrivere Carlo Ancelotti adesso e come descriverlo più di venti anni fa; un ragazzo serie, deciso della idee chiare e dalle poche parole. Il tempo non lo ha cambiato da quando nel 1979 fu uno dei primi successi di mercato della nuova Roma targata Dino Viola. Viene dal Parma e si è messo in luce giocando un ottimo campionato che ha portato la sua squadra dalla serie C alla B. Per lui vi è una Roma con Liedholm alla regia, e in Carlo già su vedono le doti di un ottimo centrocampista. Tiro potente, senso della posizione anche se sicuramente non un atleta velocissimo. La prima stagione termina con un risultato lusinghiero, la Coppa Italia. L’anno dopo al centrocampo arriva dal Brasile quel Falcao che sicuramente non entrerà mai in conflitto con il nostro Carlo.La tifoseria si innamora di quel ragazzetto dalle guance rosse che viene simpaticamente ribattezzato “panettone”, in ricordo del suo volto alquanto tondeggiante. Con Carlo la Roma è diventata una protagonista del nostro torneo e anche Bearzot si interessa al giovane centrocampista e lo convoca per il mundialito in Uruguay. Debutterà nella partita contro l’Olanda e subito bagna con una rete la sua prima maglia in azzurro. Sembra l’inizio di una fase positiva che si concretizza con un appassionate testa a testa con la Juventus per lo scudetto. Ma tutto in poco tempo crolla; la Roma perde la volata per il tricolore e pochi mesi dopo, nella stagione che precede il mondiali, Ancelotti si infortuna contro la Fiorentina, rompendosi il ginocchio. Torna presto con la speranza di fare parte dell’elenco dei ventidue per il mondiale spagnolo, ma la sfortuna lo perseguita ancora. Ecco la rottura del menisco e uno stop ai suoi sogni. Ritorna con grande voglia di fare e diventa il cardine dei giallorossi che vincono nel 1983 il loro secondo scudetto. Carlo è diventato un grande mediano di interdizioni e i sui gol sono decisivi per concretizzare l’atteso tricolore nella capitale. A dicembre, alla vigilia degli impegni in CoppaCampioni, il ginocchio di Ancelotti si rompe nuovamente e questa volta lo stop sarà lunghissimo, e in molti prevedevano tristemente una anticipata fine della carriera. La sofferenza lo rifarà tornare ancora protagonista, ancora più bravo e forse dandogli quella cattiveria che il suo ruolo qualche volta impone ma nell’animo pacioso di Carlo non c’era mai stata. Ritorna anche nel giro azzurro con il C.t. Vicini suo grande estimatore. Nel 1987 la società lo mette sul mercato , lasciando alla tifoseria grande amarezza e naturali e lunghissime critiche. Lo prende Sacchi, pronto a dirigere un centrocampo ambizioso per il suo nuovo Milan. A ventinove anni ed ha ancora molto da dare a dispetto di quello che lo davano finito e con le ossa ormai rotte. Non sfigura e anzi completa uno dei centrocampi più forti della storia del nostro calcio, con Gullit e Rijkaard, diventato maestro di geometrie e inesauribile stantuffo di una squadra che gli porterà quelle soddisfazioni non ricevute in gioventù. Infatti gli anni nel Milan saranno quelli dei grandi successi vincendo tutto quello che si poteva vincere. Arrivano due scudetti, due Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale, e Vicini non può che convocarlo per quel mondiale che avrebbe dovuto giocare otto anni prima. E lui nel centrocampo per Italia ’90, in un torneo dove la sua bravura non riesce a frenare la sfortunate della gara e dei rigori contro l’Argentina. Sarà ancora leader anche nel Milan targato Capello, con il quale vincerà il suo terzo scudetto, nel 1992 quando deciderà di lasciare il calcio giocato. E’ solo un arrivederci; Carlo lancia ancora una sfida sul campo verde come tecnico della Reggiana e primi successi portando la sua squadra in seria A; poi il Parma e subito la grande panchina della Juventus. Un campionato sfortunato beffato dalla Roma lo lascia nel 2001 disoccupato di lusso e quasi bruciato dai grandi club. La sua serietà e professionalità smentirà tutti e nel Milan che lo aveva rilanciato come atleta qualche anno prima, ritorna per conquistare grandi successi. Poi uno storico divorzio, e per Carlo l'ambiziosa panchina del Chelsea, che lo aspetta per riconferma il suo ruolo di leader europea, grande antagonista del Manchester United. La storia ricomincia e spesso si ripete, e una storia che come quasi dieci anni prima vede scudetti e CoppeCampioni ma a scriverla la serietà di una persona seria, la personalità di Carlo Ancelotti. |