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Chiarugi, dal 1966 al 1972 attaccante della Fiorentina

 

Titolare nella nella nazionale italiana nel 1969 contro la Germania Est

 

Con la maglia del Milan dove vincerà la Coppa delle Coppe nel 1973

 

Una copertina del Guerin Sportivo a lui dedicato tornato protagonista nel Bologna

LUCIANO CHIARUGI

CAVALLO MATTO

Protagonista dello scudetto della Fiorentina, lo sfiorerà nel Milan dove vincerà la Coppa delle Coppe

Nato a Ponsacco, provincia di Pisa, il 13 gennaio 1947, Chiarugi è uno di quegli atleti che se fossero nati in una generazione diversa, sarebbero diventati degli eroe della nazionale. Sfortuna, o fortuna, volle che il quel periodo un certo Gigi Riva aveva la maglia numero undici per sempre sulle sue spalla, e per il buon Luciano la nostra nazionale non gli ha concesso molti spazi.

Micidiale nel dribbling, nello scatto da fermo, nel controllo veloce e fortissimo nel tiro e sulle punizioni, spesso cadeva nell’individualismo e nell’anarchia tattica. Quando aveva la palla fra i piedi molte volte non voleva veder il compagno smarcato per cercare una sua conclusione personale, spesso vincente. Questa su forma di ribellione in campo gli regalo un soprannome fantasioso come “Cavallo Matto”.

Cresciuto nella Fiorentina, esordì in seria A il 30 gennaio 1966 in trasferta in una gara vinta a Brescia, giocando una onesta partita  senza fare sfracelli. Per lui gli inizi saranno molto difficili chiudendo il suo primo campionato con  solo quattro gare. L’allenatore Chiappella lo giudica ancora acerbo per un attacco dove l’unica punta è sempre il fortissimo Hamrin. L’anno successivo Chiappella decide di lanciarlo in squadra, insieme ad un altro giovane di talento, Brugnera, creando un tridente molto pungente. Alla fine del campionato l’attacco segna ben 21 gol, ma Hamrin fa le valige e a trentatreenni viene acquistato dal Milan, dove avrà grandissime soddisfazioni. La nuova Fiorentina presenta quindi in una giovanissima coppia di attacco ancora con Chiarugi insieme a Brugnera e viene ribattezzata la squadra “baby” considerata la giovane età della due punte. Chiarugi cresce partita dopo partita e sopperisce con la sua tecnica ed abilità anche ad Amarildo, storico brasiliano che dopo poche giornate si infortuna seriamente. L’anno successivo, stagione 1968-69, è quella storica del secondo scudetto. Chiappella gioca la carta Maraschi, e lascia in panchina per gran parte della stagione il nostro Luciano.  Lo fa esplodere nella seconda parte della stagione e suoi sette gol saranno decisivi per la conquista del tricolore, specialmente quelli della vittoria su Juventus ed Inter.

L’anno successivo gioca la sua migliore stagione, e diventa il leder indiscusso della Fiorentina che vuole  a tutti i costi ripetersi. Segna in continuazione e anche Valcareggi si accorge di lui e lo convoca in nazionale per la delicata partita contro la Germania Est per le qualificazione del mondiali. Vinciamo 3 a 0 e Luciano assapora anche la convocazione per i mondiali messicani. Alla fine del torneo la Fiorentina delude arrivando solo quarta ma Chiarugi completa la sua migliore stagione con dodici reti. Nonostante questo Valcareggi lo lascia a casa, lasciando l’amaro in bocca al calciatore e a tutti i tifosi viola.

Seguiranno due stagioni molto strane dove i viola rischiareranno prima la retrocessione e dopo, con l’arrivo di Liedholm si arriva al quinto posto.

Chiarugi sembra un giocatore un poco appannato che ha perso lo smalto dei bei tempi, e viene ceduto al Milan dove trova un  Nereo Rocco che capisce la personalità e detta serie condizioni: se vuole giocare deve seguire le indicazioni dell’allenatore e non fare di testa sua. Chiarugi ubbidisce, e Rocco lo rilancia alla grande in un Milan sempre ambizioso.

E i risultati si vedono anche se il Milan perde lo scudetto quasi vinto nella sfortunata trasferta di Verona, a pochi giorni dalla conquista della Coppa delle Coppe vinta contro il Leeds grazie ad un fortissimo calcio di punizione battuto della stesso Chiarugi.

Nonostante la delusione il Milan crede ancora di avere tutti gli uomini per vincere il decimo scudetto e l’anno dopo ancora  protagonista dei rossoneri.Gioca un grande calcio e fa spettacolo  a S.Siro realizzando anche gol direttamente da calcio d’angolo.

Alla vigilia dei mondiali in Germania sembra ripetersi il copione di quattro anni prima. Contro la Germania in una amichevole di lusso, Valcareggi lo schiera titolare al posto di Riva. Finisce con un squallido zero e zero e anche questa volta niente nazionale. Esattamente come alla vigilia del Messico, Valcareggi lo lascia a casa preferendo come terza punta il giovanissimo Paolo Pulici. Pochi mesi dopo anche Bernardini lo chiamerà  provandolo per la sua nazionale, giocando contro la Bulgaria in una amichevole. La maglia numero undici è ancora sua ma sarà anche l’ultima.

In Milan di quella stagione non si ripeterà più e nel 1976 viene ceduto al Napoli dove in coppia con Miste Due Miliardi Beppe Savoldi tutti si aspettano grandi cose. Un buon campionato ma  niente di più, poi una seconda stagione non molto fortuna con solo tredici presenze. Ormai trentenne Chiarugi viene ceduto al Bologna dove gioca una stagione dove riesce a ritorna protagonista. Nei suoi capelli sempre ricci e ribelli c'è qualche capello bianco ma sembra di rivedere il giocatore dello scudetto viola e del primo anno con il Milan, quando caparbiamente ed armato del suo tiro fortissimo continuava a bucare la rete degli avversari.