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Giovanni Ferrari; otto campionati vinti e due Coppe Rimet

Una bella immagine; Ferrari abbraccia Pozzo dopo la vittoria nella Rimet del 1934

 

In un contrasto con la maglia della Juventus

 

Il Bologna di Ferrari (primo in piedi da destra) quello del suo ottavo scudetto

 

E’ il 1962; Giovanni Ferrari e Commissario Tecnico della Nazionale italiana.

IL CALCIATORE ITALIANO CHE HA VINTO DI PIU'

GIOVANNI FERRARI

OTTO SCUDETTI, DUE COPPE RIMET E DUE COPPE INTERNAZIONALI, NESSUNO COME LUI


Epoche diverse e modi diversi di giocare rendono impossibile creare un parametro uniforme per stabilire chi è stato il più forte giocatore di tutti i tempi. Pelè, Maradona, Puskas, Di Stefano...? Sicuramente possiamo valutare insieme il giocatore che ha vinto più di tutti, ma perché non parlare di giocatore italiani, spesso trascurati che hanno nella loro "bacheca" campionati, coppe e trofei più di altri noti atleti. Si prende l’Almanacco e guardiamo con attenzione; il giocatore che ha vinto più di tutti in Italia è Giovanni Ferrari, interno sinistro della nazionale azzurra degli anni trenta.

Con Giuseppe Meazza, il Ferrari formò la coppia più forte di interni-metodisti di quel periodo a livello mondiale.Non velocissimo, la sua capacità di continuo movimento e di senso di geometria, lo portavano sempre nel vivo dell’azione, rendendolo tatticamente indispensabile. Arma segreta il suo tiro dalla distanza, forte e potente.Caratteristica fisica del calciatore e la precoce calvizie che lo rendono subito personaggio. La sua fronte lucida è, come lo definirono i giornali dell’epoca, un riferimento per tutti nell’area di rigore. Per chi non lo sapesse il "Giuanin" ha vinto nella sua carriera ben otto scudetti, record assoluto che condivide con lo juventino Furino. In azzurro è lo storico regista dei due titoli mondiali nel 1934 e nel 1938 e da non dimenticare i successi nel team di Vittorio Pozzo nelle due edizioni della Coppa Internazionale del 1930 e nel 1935, una specie di "nonna" della Coppa Europa. Con 14 reti in nazionale, moltissime per un uomo di centrocampo, il Ferrari è al quindicesimo posto nella classifica dei cannonieri, collezionando ben 44 gettoni azzurri. In campionato gioca per la prima volta nelle file dell’Alessandria,la squadra della sua città a soli diciassette anni (torneo 1923-24). L’anno dopo è nell’ Inter Naples per poi tornare subito a giocare nell’Alessandra il campionato successivo. All’età di 23 anni, e con l’esperienza già di sei tornei, debutta in nazionale, scelto da Pozzo per l’ amichevole con la Svizzera vinta per 4 a 2. In quella partita famosa, fece la sua prima apparizione anche un personaggio con il quale il Ferrari divise la sua carriera, Giuseppe Meazza.

Nel torneo successivo viene acquistato dalla Juventus che dal 1930 al 1935 vince i famosi cinque campionati consecutivi. Come lui i cinque scudi andranno anche sulla maglie di Caligaris, Orsi, Rosetta, Varglien, e sarà propria l’ossatura della squadra bianconera la struttura su quale Pozzo costruirà il primo successo nella Coppa Rimet.A Roma nel 1934 il Ferrari è titolare con cinque presenze e realizza ben tre reti nel torneo, contro Grecia, Stati Uniti e il prezioso pareggio per 1 a1 nella prima partita dei quarti contro la Spagna, battendo il mitico Zamorra raccogliendo una respinta del portiere su calcio di punizione calciata da Pizziolo.Dopo il titolo di Roma, ancora Juventus e ultimo scudetto con la casacca bianconera e poi storico passaggio nell’Ambrosiana-Inter dove con Meazza riforma la "mitica" coppia di interni della nazionale.

Come interno neroazzuro vincerà due campionati nel 1938 e 1940, portando a sette i suoi scudetti.

Prosegue la sua carriera in nazionale e rimane elemento insostituibile per Vittorio Pozzo, arrivando al titolo mondiale del 1938, sempre titolare con quattro presenze ma questa volta senza reti .

Come nel 1934 la Juventus di Ferrari era stata la base della nazionale di Pozzo, così nel 1938 l’Inter di…Ferrari era diventata la squadra del secondo titolo mondiale. Ma dopo questa vittoria sembra incominciare la fase discendente del calciatore neroazzurro.Ultime due presenze in nazionale nel 1938, con i gradi di capitano, ultimo match Italia-Francia 1-0, e poi una frattura del piede sinistro durante la partita contro l’Alessandria, sembra compromettere la carriera del giocatore.

Nella stagione dello scudetto del 1939-40 il nostro Giovanni siede in panchina, giocando soltanto otto partite. L’Ambrosia-Inter stà cambiando personalità; Meazza salta un campionato a seguito di una malattia circolatoria; per l’Ambrosia è un giocatore ormai finito, ma la sua carriera continuerà ancora per molti anni (Milan, Juventus ed Atalanta per poi finire nel 1947 ancora nell’Inter).Stessa sorte aspetta il nostro Ferrari che è sulla lista dei possibili giocatori pronti ad essere ceduti. Ormai a 33 anni è per molti un "vecchietto" dal passato illustre, ma non è così!

L’anno successivo lo acquista il Bologna, ovvero la grande rivale dell Inter negli ultimi due campionati.La squadra di Frossi, De Maria e Ferraris IV commette vendendo il "Giuanin" un vero e proprio autogol, regalando agli avversari una pedina preziosa.Con lui al centro dell’attacco del Bologna , Puricelli si scatena. Sono sedici partite che fanno la differenza e il campionato 1940-41 è del Bologna con quattro punti di vantaggio sull’Inter.

E’ sensazionale che nell’arco di undici campionati, dal 1930-31 al 1940-41 il Ferrari ha militato nelle otto formazione che hanno vinto il titolo, giocando con loro ben 214 partite.Dopo la conquista del suo ottavo scudetto con il Bologna, lascia il calcio per passare subito ad allenare nel campionato 1941-42 la Juventus, senza raccogliere alcun risultato di prestigio. Dopo molti anni nello staff tecnico di Coverciano, Giovanni Ferrari torna in "azzurro" negli anni sessanta come responsabile della nazionale; prima da solo dal 10 dicembre del 1960 al 4 novembre del 1961 con sei partite, quattro vittorie e due sconfitte, poi in coppia con Mazza fino al 7 giugno 1962, data dell’ultima partita della sfortunata prestazione ai mondiali in Cile.Con lui debuttarono nella squadra azzurra gente come Salvatore, Trapattoni, Sivori, Corso, Albertosi, Altafini, Radice, Bulgarelli e…Gianni Rivera.

Giovanni Ferrari rimane comunque un grande del calcio azzurro, forse troppo presto dimenticato, eroe di tante battaglie e vincitore di molte guerre, e più di lui nessuno ha mai vinto.