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Liedholm, 12 campionati nel Milan

Liedholm con il suo primo scudetto, nel 1950

 

Nel 1984 il suo secondo ritorno nel Milan, senza grandi risultati

LA TABELLA ITALIANA DI LIEDHOLM

 
49-50 MILAN A 37 18
50-51 MILAN A 31 13
51-52 MILAN A 38 9
52-53 MILAN A 30 6
53-54 MILAN A 31 10
54-55 MILAN A 28 6
55-56 MILAN A 31 1
56-57 MILAN A 26 4
57-58 MILAN A 24 7
58-59 MILAN A 30 1
59-60 MILAN A 28 3
60-61 MILAN A 25 3

GRANDE CALCIATORE, GRANDE TECNICO

NILS LIEDHOLM

Campione in Svezia, nel Milan vince quattro scudetti e come  allenatore segna la storia della Roma e dei rossoneri

La sua avventura nel nostra paese nasce dopo una lunga chiacchierata durata parecchi ore con il suo amico Nordhal. Il Milan era la nuova squadra del bisonte svedese e i dirigenti rossoneri volevano anche lui, Nils Liedhol.  “Io non volevo firmare, ma alla fine alle quattro del mattino capitolai !”.Nacque così il trio Gre-No.Li, che tanto diede al Milan  anni cinquanta.

La sua storia con il nostro paese era cominciata anni prima, quando la sua nazionale svedese, fresca di un alloro olimpico, battè gli azzurri con Valentino Mazzola per 4 a 0 e poi ai  mondiali del 1950 in Brasile. La Svezia all’epoca superò un’altra nazionale, priva dei campioni del grande Torino.“Il primo scudetto l’abbiamo vinto il secondo anno nel 1950-51. Il segreto della nostra forza però era quella di avere anche un ottimo allenatore, Czeisler, di scuola ungherese, la migliore”.

Del resto gli insegnamenti di quel tecnico Liedholm li fece diventare suoi quando cominciò a sedersi sulla panchina di grandi club come Milan e Roma. La tattica e, un gioco fatto di passaggi rasoterra, erano fondamentali nelle sue squadre. Del resto Liedholm rimane nella storia per essere uno dei tecnici più innovati; sua l’arrivo della “zona” nel nostro calcio.

Nel Milan vinse quattro scudetti, l’ultimo quando aveva trentasette anni, l’anno prima aveva portato la sua Svezia alla finale della Coppa Rimet persa contro il Brasile di un giovane ma già fortissimo Pelè. Aveva segnato il gol del momentaneo vantaggio, comunque una grande impresa.

Un'altra finale che  però lasciò l’amaro in bocca a Liedholm è quella  persa pochi mesi prima contro il Real Madrid. Si vinceva 2 a 1 grazie alle reti di Schiaffino e Grillo ma un pesante calcione sul “Barone” lo costrinse a giocare zoppicando il resto della partita. All’epoca non vi erano le sostituzioni ed un Milan in dieci fu raggiunto e nel supplementari fu superato della squadra spagnola di Gento e Di Stefano. Gli anni nel Milan sono veramente leggendari, i suoi passaggi veloci e precisi, “…mi allenavo anche a fare cross di venti, trenta metri…” ha sempre dichiarato, fanno la differenza per lanciare in rete il sua amico Nordhal.

Infallibile ma quasi al punto che in suo primo passaggio sbagliato viene accolto da una ovazione di applausi a S.Siro che lascia sbigottito lo stesso giocatore; era il primo errore in tante partite, quindi doveva essere “festeggiato”!

Prima di lasciare il calcio giocato Liedholm fece “un grande regalo” al suo club. Infatti un giorno Viani portò in società un ragazzo magro ma molto abile; si mise a giocare con lui e Schiaffino e due capirono che quel ragazzo aveva stoffa. Viani però non lo voleva acquistare, considerando il suo fisico alquanto gracile. I due campioni insistettero e il Milan acquisto…Gianni Rivera!

La sua carriera come allenatore cominciò nel 1969 con il Monza; la squadra in zona retrocessione si salva e le quotazioni del mister crescono al punto che l’anno dopo viene chiamo dal Varese, appena retrocesso nella serie cadetta. Liedholm scopra un grande campione, Roberto Bettega. Lo scelse dal vivaio bianconero, quando la Juventus acquisto del Varese Leopardi per 200 milioni più due giovani.

Piacque subito il giovane Bettega a Liedholm,soprattutto per la sua pericolosità in area di rigore.Grazie a lui arrivò la promozione in serie A e Bettega fu riscattato subito dai bianconeri.

Le suo scoperte non si fermano qui; in tre anni alla Fiorentina crea una squadra di giovani e di forti calciatori, primo fra tutti Giancarlo Antognoni.Dopo la Roma di Anzalone (vedere articolo “ La Roma di Liedholm”) e finalmente il ritorno al Milan dove nella stagione 1978-79 vince il decimo scudetto, quello della stella.

E’ un mix di giovani campioni; in difesa Baresi e Collocati, in attacco Novellino e Bigon, senza dimenticare Maldera e poi la saggezza del grande Rivera. Un diverbio sulla durata del contratto fatta con il presidente Colombo interrompe bruscamente  la sua storia con il Milan. Si riapre le porte della Roma, quella di Dino Viola e del secondo scudetto e dell’amarezza di una finale di Coppa Campioni con il Liverpool. In quella sera si concluse anche il suo secondo capitolo con i giallorossi; una sconfitta bruciante e nuovo contratto con il Milan. Saranno tre anni di ricostruzione di una squadra non fortissima. Liedholm portò con lui Di Bartolomei ed Ancelloti, e si permise il lusso di lanciare in prima squadra un altro ragazzino di sedici anni, Paolo Maldini.

Il Barone esce dalla scena calcistica ormai all’avvicinarsi dei settanta anni. Con lui si perde uno delle leggende del calcio mondiale e uno dei pochi campioni che lo sono stati veramente a trecento sessanta gradi sia sul campo di gioco, sia sulla panchina.