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Losi, giocherà in nazionale undici partite

 

La Roma 1961 e la consegna a Losi della Coppa delle Fiere

 

Losi anni sessanta, le ultime partite in giallorosso

LA PRIMA DELLE BANDIERE GIALLOROSSE

LOSI, CORE DE ROMA

Cremonese, diventerà simbolo della Roma. Con lui vincerà la Coppa delle Fiere nel 1961. In nazionale giocherà ai mondiali in Cile.  

Rimane una delle più grandi bandiere giallorosse, anche se Francesco Totti ha superato il superato il suo record di presenze con la maglia della Roma. Giacomino Losi comunque rimane un autentico simbolo della storia giallorosa, un “core de Roma” anche se lui romano non era proprio. Nasce infatti il 10 settembre del 1935 a Soncino, in provincia di Cremona. Un autentico lombardone che cresce nella Cremonese in serie C e solo a diciannove anni entra nelle mira della Roma; Bodini, osservatore e difensore della Roma degli anni 30, lo indica alla società, vedendo in lui la stoffa di un ottimo difensore. Viene acquistato nel 1954, ma solo dopo un anno esordisce in prima squadra.

 E’ un giocatore dal fisico non esile, massiccio, non altissimo ma ha un senso dell’anticipo straordinario, rapido nelle accelerazioni, ottimo nelle scivolate. Nonostante la sua altezza e forte nel gioco di testa, in poche parole un vero mastino per qualsiasi attaccante.  Nel 55-56 gioca titolare con in squadra campioni come Ghiggia e Da Costa, l'allenatore è Sarosi , campione dell’Ungheria ante guerra, che lo vuole a tutti costi protagonista della difesa. Due anni dopo le cose cambiano con l’arrivo di Busini che non stravede per lui e lo costringe ad un campionato quasi sempre in panchina.

Losi vuole andarsene ma un contratto e i regolamenti del tempo lo costringono a fare buon viso a cattivo gioco. Nel 1959 arriva la vera svolta della sua carriera con  Foni nuovo allenatore; più che terzino lo vede centrale pronto a marcare il centravanti e a rilanciare il gioco d’attacco. Il nuovo ruolo è perfetto e Losi da il meglio di se. Diventa capitano della Roma e debutta anche in nazionale contro la Spagna nel marzo del 1960. E’ una sconfitta ma un campione come Gento, abile e velocissimo, viene decisamente fermato. Per Losi è una promozione per la maglia azzurra.

Giocherà tutte le partite dei successivi due anni, fino ad arrivare ai mondiali del Cile. Mazza e Ferrari lo schierano nel difficile esordio contro la Germania Ovest , incontro che finisce con un indolore pareggio a reti bianche. Nella successiva gara con il Cile però, seguendo le richiesta di una determinata stampa, Losi viene accantonato in favore di David. Il giocatore del Milan viene considerato più efficace nel gioco di costruzione e per Giacomo arriva una non meritata panchina.

Sarà un autentica battaglia dove proprio David verrà espulso. La partita segnerà la nostra eliminazione dal mondiale e Losi ritorna nell’ultimo match ininfluente contro la Svizzera.   Sarà la sua undicesima ed ultima maglia azzurra. Nella Roma ormai è diventato una leggenda, l’uomo-simbolo della squadra.

Contro la Sampdoria nonostante fosse rimasto infortunato, rimane in campo e segna il gol della vittoria facendo impazzire l’Olimpico. La Roma vince con lui anche la Coppa delle Fiere ed è sempre protagonista nel 1964 conquistando anche una merita Coppa Italia. Losi gioca in maniere impeccabile e il calcio mercato lo vuole protagonista e sembra ci sia odore di cessione verso qualche grande club. L’Inter di Herrera che sta vincendo in tutto il mondo sembra volerlo a tutti i costi. Solo voci ma alla fine il passaggio nei nerazzurri non ci sarà.

Ma l’appuntamento con il mago è solo rinviato. Infatti nel 1968 è lui a sedere sulla panchina della Roma; i tempi sono cambiati e fra i due non corre buon sangue. Losi ha l’esperienza del capitano e del difensore di lungo corso e spesso fra i due le litigate non mancano. Dopo solo otto partite di campionato,il “Mago” lo mette fuori squadra con il pretesto di un inesistente infortunio. Ne scaturisce un duro colloquio al termine del quale la carriera di Losi è destinata a concludersi. Una bandiera della Roma per più di quindici anni viene liquidato nel giro di poche ore. L’anno successivo eccolo divertirsi in quarta serie con  la Tevere Roma.

La sua carriera nella Roma lo vede con 386 presenze, due Coppe Italia e un Coppa delle Fiere, ma l’amore di tifosi rimane il segno indelebile del suo successo.