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Stagione 58-59 quella del primo tricolore sulla maglia

 

Sivori in nazionale; quattordici mesi ricchi di gol ma conclusi con il mondiale in Cile

Sivori, tre scudetti e un Pallone d'Oro

Nel 1965 l'addio alla Juventus dopo 215 gare e 134 reti; si passa al Napoli

OMAR SIVORI STELLA BIANCONERA

UN ANGELO DALLA FACCIA SPORCA

Giovanissimo vince tre titoli con il River Plate ed arriva alla Juventus dove vincerà tre scudetti ed un Pallone d'oro; un mondiale sfortunato e il divorzio bianconero per poi passare al Napoli

Chi lo ha visto giocare non può che definirlo senza giri di parole; Omar Sivori è stato un grande calciatore, ma anche un personaggio dal carattere furbo e smaliziato, in campo e fuori dallo stadio. Si ricordano i suoi gol, ma anche le sue trovate per beffare avversari ed arbitri, e anche allenatori. Un carattere libero, che ha sempre dettato la sua personalità in qualunque situazione.

 La carriera di Sivori comincia prestissimo; primi calci da ragazzino al Teatro Municipal, poi arriva al River Plate dove il suo maestro è quel Cesarini tanto ricordato nel nostro calcio. Ha solo venti anni ma il suo sangue caliente si fa sentire e il pubblico lo soprannomina “El Cabezon”, per la grossa testa riccioluta”, o più gentilmente “El Grande Zurdo” per la diabolica abilità con il piede sinistro. Arriva il primo titolo di campione di Argentina, che vincerà il River Plate per tre volte consecutivamente e a ventidue anni arriva alla nazionale del suo paese. Insieme a lui si crea il trio di attacco con Angelillo e Maschio che presto rivedremo in alterne vicende anche sui nostri campi di gioco.

Nel 1957 i sudamericani conquistano la Coppa America; è un autentico torneo a girone unico con sette squadre che si incontrano sempre nella  città di Lima nell’arco di un mese. Il big match è ovviamente la partita contro il Brasile dove gioca anche Dino Sani. La vittoria è storica con un 3 a 0 che non lascia attenuanti e reti di Angelillo, Maschi e Cruz tutto sotto la regia del nostro Omar. All’Argentina la Coppa America. Ovviante gli osservatori dei club italiani guardano con attenzione le stelle del torneo e pochi giorni dopo le richieste non mancano per Sivori. Ovviamente Cesarini detta un diktat ai dirigenti del River verso la Juventus, amore non dimenticato. La squadra ha notevoli problemi finanziari e il giocatore entra nel club bianconero per la cifra considerevole di 160 milioni di lire. Con la questa somma il River si riassesta economicamente e ristruttura addirittura il vecchio stadio!

La Juventus edizione 1957-58 è in grande spolvero. Allenata da Brocci crea un attacco nuovo che farà storia. Infatti insieme a Sivori svetta un lungagnone scozzese dal nome di John Charles. E’ un torneo senza storia che viene vinto dai bianconeri con 8 punti di vantaggio sulla Fiorentina e con Charles che realizza 28 reti mentre Sivori non è di meno con 22 centri.

Gli articoli sui giornali si sprecano per lui; Brera lo considera un tipico sudamericano amante del dribbling ma con in più la personalità del grande campione.Per Giovanni Agnelli, grande ammiratore, Sivori è “un vizio”, una volta visto giocare non si più farne a meno di rivederlo in campo. L’estroso calciatore non si limita a superare l’avversario ma si diverte a umiliarlo con serpentine e tocchi di palla unendo spavalderia a genialità.

Sivori viene ricordato anche i numeri falli, ed una lunga serie di espulsione saranno l’unico neo della sua fantastica carriera, dove collezionerà quasi trentatre giornate di squalifica, praticamente un campionato intero !

L’anno successivo i campioni d’Italia non girano come dovrebbero è infatti solo un quarto posto. I due grandi giocatori segnano tantissimo ma il Milan e Altafini sono un'altra dimensione. Omar nella stagione realizza 15 reti, ed è protagonista anche nella vittoria nella rinata Coppa Italia. L’appuntamento al tricolore è solo rimandato.

E’ il 1960 e sarà proprio lui a portare il secondo titolo alla Juventus. Autentico dominatore dell’area di rigore si ripresenta il duello di due anni prima con la Fiorentina, guidata da Kurt Hamrin, e la vittoria sarà anche in questo caso netta con un distacco di otto punti. Decisivo per la squadra il ruolo di Sivori che fa impazzire il pubblico del Comunale con le sue giocate funamboliche e i suo centri portano anche il titolo di capocannoniere con 27 reti.La Juventus è la squadra più forte e pochi giorni dopo arriva anche la seconda Coppa Italia consecutiva, il tutto per una storica doppietta per il club allenato da Carletto Parola.

Il terzo titolo è solo questione di mesi. Anche nel 1961 arriverà lo scudetto davanti alle due milanesi.Grazie sempre anche alla capacità e all’astuzia di Sivori che con 25 reti sarà secondo nella classifica dei cannonieri dopo Brighenti della Sampdoria.

La splendida stagione viene coronata con il titolo di “Pallone d’Oro”, vinto davanti a Suarez; ormai Sivori è una stella di valore internazionale.

Impossibile non convocare in una nazionale piena di oriundi anche il mitico Omar; si trova una nonna di origini italiane e il commissario tecnico Ferrari lo porta alla regia degli azzurri.Debutto con rete con l’Irlanda del Nord e inizia una serie di nove partite con un bottino di otto gol, in una brevissima carriera azzurra che durerà pochi mesi. Il giocatore diventa protagonista anche con la maglia dell’Italia : doppietta contro l’Argentina, protagonista nella sfortunata Italia-Inghilterra dove rischiamo di vincere, e quattro centri ad Israele nelle qualificazione ai mondiali in Cile.

Arriva la coppa Rimet ed inizia il dualismo fra le due stelle del campionato: Omar e Gianni Rivera.E’ subito  polemica; la stampa vuole il giovane regista, la direzione tecnica propende per l’italio-argentino  e alla fine Giovanni Ferrari decide di farli giocare entrambi ma il risultato a reti bianche con la Germania li porta ad una polemica e reciproca esclusione nel decisivo match con il Cile.

L’ultima maglia azzurra e nel successivo ed inutile partite con la Svizzera.

La carriera in bianconero dura ancora quattro stagioni; sempre protagonista nell’aria di rigore, nel 1962 finisce l’epoca della mitica coppia con  Charles che passa alla Roma. Seguono campionati in penombra per la Juventus che deve lasciare il passo al potere di Milan ed Inter. I risultati non arrivano e si sceglie per rimediare allo strapotere milanese un allenatore paraguayano dal cognome già celebre.

Arriva di Heriberto Herrera  e questo significherà la fine della pagina bianconera per Sivori. L’allenatore non accetta il comportamento irriverente del giocatore. Sono discussioni frequenti al limite dello scontro.

Nel 1965 “addio” storico dopo aver giocatore 215 gare in bianconero e realizzato 134 reti. La sua nuova squadre è il Napoli dove incontrerà l’altro mito del calcio dei primi anni sessanta, quel Josè Alfini  sempre pronto a nuove imprese.  Una stagione da titolare poi le sue partite diventano sempre più rare; nel 1967-68 i partenopei arrivano secondo ma per Sivori solo sette partite e due gol. L’anno successivo un pugno durante l’incontro con la Juventus spacca il sopracciglio a Salvadore. Un gesto di gratuita violenza che gli costa l’ennesima maxi squalifica e le giuste critiche della stampa e  del pubblico. Protestando per questa ingiusta, ai suoi occhi, sentenza, Sivori lascia il calcio.

Tornerà nel suo paese ma l’antico amore con la Juventus continua ; è lui l’osservatore per il club bianconero per i giovani giocatori argentini, fenomeni da scoprire da chi è stato veramente un mito del nostro calcio. Una morte prematura lo strapperà per sempre all'affetto dei tifosi di sempre ma la sua grinta e la sua buona "cattiveria" rimarrà nel cuore di chi ama il calcio.