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Trapattoni in nazionale dal 1960 al 1964; 17 partite ed una rete

 

Giovanissimo con il Milan dove vincerà due scudetti

 

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Finale della Coppa Campioni del 1969; affronta l'Ajax e Cruyff

 

L'ultima sua squadra, il Varese nella stagione 1971-72

UN GRANDE PROTAGONISTA DEL NOSTRO CALCIO

GIOVANNI TRAPATTONI   

Esordisce giovanissimo e partecipa alle Olimpiadi del 1960. Poi Milan e le grandi vittorie internazionali.  Da Allenatore ha vinto tutto 

Ha appena compiuto settanta anni, ed è sempre il grande guerriero che conosciamo. Forse ce lo siamo un po’ tutti dimenticato, ma Giovanni Trapattoni non solo ci deve far venire in mente le panchine, gli scudetti, i fischi alla “pecorara” per richiamare un distratto Platini, l’acqua santa ai mondiali coreani o le conferenze stampa in un entusiasmante tedesco ma il pensiero deve andare verso S.Siro, lo stadio che lo ha visto protagonista rossonero.Il Milan è il primo ricordo che dobbiamo menzionare, primo in ordine cronologico e nel suo cuore .

L’esordio  è nel 1958 in Milan – Como, ma la prima partita in serie A è di due anni più tardi, a ventanni, in Spal-Milan 0-3 il 24 gennaio 1960.

Coriaceo marcatore, principe dell’area di rigore, sicuramente il calciatore che non tirava indietro la gamba, Trapattoni  appartiene alla generazioni di difensore che doveva fermare il suo avversario in qualsiasi modo, con le buone o con le cattive.Con il Milan ha vissuto tutta la sua carriera, giocando e diventando la colonna di una squadra che aveva in capitan Rivera la sua leggenda vivente.

E con Gianni incomincia insieme anche la prima grande avventura in azzurro, quella delle Olimpiadi di Roma. La squadra è ambiziosa e i nomi che giocano non posso fare pensare che alla conquista di una medaglia; ecco Burgnich, Bulgarelli, Salvadore, Tumburus…dopo una fase eliminatoria entusiasmante, dove superiamo Inghilterra e Brasile con giovane Gerson, dal podio ci schiodano Jugoslavia prima ed Ungheria poi, troppo “professionistiche” per i giovani azzurri da serie A. Al ritorno Giovannino diventa titolare del Milan e lo sarà per sempre. Anche se con poche partite ormai tutti lo conoscono e sono pronti a scommettere per lui una grande carriera. In pochi mesi anche le porte della nazionale si aprono per lui è arriva il12 dicembre del 1960 la prima maglia azzurra, contro l’Austria a Napoli. Sarà sconfitta ma il posto in azzurro è suo, prima come terzino poi come mediano. Nel Milan arriva anche  lo scudetto del 1962  ed è tempo di pensare ai mondiali cileni. Ferrari vuole una difesa milanista senza di lui e così il Trap assiste da lontano alle scazzottate di Italia-Cile per un mondiale che giocherà dalla panchina solo quarantanni dopo; la carriera azzurra di Trapattoni non è fortunata con 17 presenza, l’ultima contro la Danimarca nel 1964, troppo presto per un campione come lui.

Le grandi soddisfazioni sono con la maglia rossonera; subito l’avventura in Coppa dei Campioni. Parlare della vittoria con il Benfica, dove un po’ di fortuna, due gol di Altafini e gli infortuni, rivoltarono il risultato nel secondo tempo. Un Trap che giovanissimo è già protagonista di una storica squadra. Nel 1963 per il Trap un solo grande avversario : Pelè ; prima in azzurro con vittoria dell’Italia per 3 a 0 a S.Siro, con la stella brasiliana che gioca poco è che posa molto per foto ricordo con i giovani italiani. Poi si fa sul serio nelle tre finali della Coppa Intercontinentale; vittoria in casa per 4 a 2 e Trap domina Pelè e trova il tempo anche di segnare anche una rete. Questa volta la foto ricordo non è più  fatta di sorrisi amichevoli del match azzurro, ma a fine partita la “perla nera” e il difensore escono dal campo e si guardano ancora in cagnesco, il tutto per un incontro giocato sotto il “marchio” del Trap. Poi il ritorno e lo spareggio, con il Milan sconfitto ma con altri grandi scontri per il nostro Giovannino. Il Milan tornerà grande qualche anno dopo, finito l’effetto Inter. Suo lo scudetto 1968, la Coppa delle Coppe vinto sull’Amburgo, dove Uwe Seller prenderà tacchetti dal Trap, e i successi l’anno successivo in Coppa Campioni. Prima in semifinale il Manchester, e i suoi clienti si chiamano Best e Charlton Bobby e poi la finalissima, con l’Ajax pieno di giovani promesse. Il risultato finale di 4 a 1 non deve trarre in inganno. Gli olandesi si dimostrano già la forte squadra che vincerà nel futuro e un Trap non giovanissimo, ha trenta anni, si scontra con il ragazzino terribile di nome Cruyff e la sua classe e l’esperienza fermano la grande stella del calcio mondiale.

Questa è l’ultima grande vittoria per Giovannino che nel campionato 1971-72 viene ceduto al Varese, a conclusione di una grande carriera. Il destino per lui è la panchina ormai ma pronto a vincere molto di più dei tanti successi conquistati come calciatore. Inizia il tempo della Juventus, e sua mentalità di stretto difensore lo seguirà come allenatore.

Quanti scudetti vinti con numerosi 1 a 0 e con l’innesto di un stopper, sempre Furino, nel secondo tempo a conferma del risultato. Trapattoni diventa e diventerà il personaggio che tutti conosciamo; amato, criticato, ironizzato ma sicuramente un uomo vincente, non riesce a portare al successo la nazionale; prima ai mondiali del 2002 in Corea, un arbitro antipatico e un squadra non concentrata, conduce la nostra squadra ad una cocente eliminazione negli ottavi di finale, dopo una qualificazione ottenuta con molta buona sorte. 

Nonostante questo la federazione conferma fiducia a Trapattoni in prospettiva degli europei del 2004. Anche in questa occasione la sorte non aiuta la sua squadra che viene eliminata da una mai definita combine fra Danimarca e Svezia, dopo due non convincenti pareggi e l'espulsione di Totti per il famoso "sputo". Trapattoni lascia la nazionale nelle mani di Lippi, che la porterà al titolo mondiale. Intanto lui continua a vincere; è suo lo scudetto in Portogallo ed in Austria, fino ad arrivare alla panchina della nazionale irlandese , prossima avversaria degli azzurri per le qualificazioni ai prossimi mondiali. Nella partita di andata a Bari un 1-1 con un Trap che pareggia negli ultimi minuti, ricordando ancora a tutti il suo motto "...finchè non lo hai nel sacco".