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Zico con il Brasile; 3 mondiali e 68 reti in 94 partite
1981: con il Flamengo vince la Coppa Intercontinentale; eccolo con la famosa Toyota Cup
Zico arriva ad Udine, la maglia n.10 è sua |
BRASILIANI IN ITALIA ZICO ED UDINESE Leggenda del Flamengo, non vincerà con la nazionale carioca. In Italia due stagioni nell'Udinese
Da molti viene considerato il maggior talento calcistico brasiliano dopo Pelè. Parliamo di Artur Antunes Coimra, in arte Zico. Nasce il 3 marzo 1953 a Rio de Janeiro, e il suo nome gli viene dato come diminutivo di Arthurzico, il soprannome che portava da ragazzo. La sua è una famiglia di calciatori; il padre ha giocato come portiere arrivando alle soglie del professionismo e i suoi due fratelli Antunes ed Edu diventeranno giocatori affermati anche molti li ricorderanno soltanto come i "fratelli di Zico". Da ragazzino cresce con il modello di Dida, attaccante del Flamengo degli anni sessanta. A soli tredici anni entra nel club dei suoi sogni ma è un ragazzino fin troppo gracile e non regge sul piano fisico con i suoi coetanei. Nonostante questo i dirigenti del settore giovanile capiscono le sue innati doti e gli fanno intraprendere una lunga serie di potenziamento muscolare, sopportando carichi di lavori incredibili. A diciotto anni sarà pronto per passare in prima squadra dimostrando una tenuta atletica poderosa. Il primo grande risultato lo ottiene nel 1975 quando a soli ventidue anni vince la classifica dei cannonieri dello stato di Rio de Janeiro con 30 reti. Zico si ripete come goleador diventando capocannoniere anche nei due successivi tornei. Nel 1978 è una realtà del calcio brasiliano e partecipa ai mondiali argentini dove realizzerà anche una rete. Si apre un periodo di vittorie;infatti per ben 3 anni di seguito Zico porta il Flamengo a vincere consecutivamente il titolo dello stato. Nel 1979 e capocannoniere con ben 34 reti e nel 1980 la sua squadra vince il campionato nazionale brasiliano. Nel 1981 ormai la consacrazione internazionale con la vittoria della Coppa Libertadores e la consecutiva affermazione nella Coppa Intercontinentale battendo il Liverpool per 3 a 0. Zico diventa il simbolo del calcio carioca ; è ormai lui il "più grande calciatore del mondo". Il mondiale del 1982 è la storia della nostra vittorie e di una partita che tutti conosciamo a memoria. Nel 1983 Zico approda in Italia nell’Udinese, non senza polemiche. Arriva come autentico salvatore della patria, con una squadra che spera di fare grazie al lui un grande salto di qualità, che vanta però personaggi come Causio, De Agostini, Virdis ed Edinho. Zico segna a ripetizione stupendo il pubblico di tutta Italia; ogni rete è un occasione di vedere una grandissima tecnica. Alla fine sono ben 19 gol in sole ventiquattro partite ed è secondo come cannoniere solo al grande Platini. E’ un grande risultato ma per la sua squadra solo un modesto nono posto. Zico gioca e segna ma il clima italiano e specialmente quello friulano lo condizionano non poco. Spesso lo vediamo in difficoltà in campi ghiacciati e giocando con i guanti combatte freddo ed avversari. Nella sua seconda stagione sono 16 le presenze e solo tre reti. Il campione vuole tornare in Brasile e così sarà, ma al suo ritorno subirà un gravissimo infortunio con un lunghissimo stop. Tornerà a giocare e anche se non giovanissimo, ha trentatre anni, parteciperà al mondiale in Messico del 1986. In una squadra ormai logora, sbaglierà il decisivo rigore nei quarti di finali contro la Francia. Nel 1990 chiude con il calcio, dedicando alla politica. Il bilancio per il giocatore del Flamengo è addirittura storico con 508 in 731 partite e con cinque titoli di capocannoniere e con la nazionale carioca 68 reti in 94 partite. Due anni dopo il clamoroso ritorno giocando nel campionato giapponese che offre grandi possibilità economiche ed eccolo vedere ormai quarantenne militare con i ragazzi del Kashima Antlers. Zico lascia poi definitivamente il calcio giocato per diventare allenatore di club e di ricche nazionali. Tuttora il suo nome risalta in prima pagina di qualche giornale sportivo, per raccontare l’inizio di nuove avventure.
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