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Dino Zoff nelle prime foto di presentazione con la maglia della Juventus
Zoff protegge la porte del Napoli da un attacco del milanista Sormani
La copertina dell'Intrepido; Zoff con la maglia della nazionale e pronto a parare con la casacca bianconera
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IN DIRETTA ... CON IL PASSATO : ZOFF NEL 1972 GRANDE DINO! Dall 'Intrepido un'intervista con il famoso portiere, all'epoca neo-acquisto della Juventus Questa settimana
presentiamo l’intervista che Dino Zoff
rilasciò all’Intrepido nel settembre del 1972, quando dal Napoli
fu acquistato dalla Juventus, squadra campione d’Italia, insieme al
mitico Josè Altafini.All’epoca Zoff era sicuramente il miglior portiere
italiano; campione d’Europa nel 1968 era ritornato sulla panchina
azzurra durante i mondiali del 1970 e in quel periodo stava diventando
nuovamente titolare della maglia numero uno dell’Italia al posto del
bravo Albertosi. Ecco i momenti di
quell’intervista. D. -
Dino, ci può raccontare la sua vita? R. - Sono nato a
Mariano del Friuli,nel 1942. Mio padre era un contadino. A tre anni, ero
già un piccolo portiere. Non avevo bisogno del campo e nemmeno della
divisa; paravo anche vestito da chierichetto, dopo la messa. Insomma
cemento, acqua o fango sotto piedi, io giocavo sempre da portiere. Una
volta mi misi a giocare anche con il vestito buono, quello della
domenica…rovinandolo! D. - Il suo esordio
in serie a contro la Fiorentina fu caratterizzato da un brutto risultato... R. - Ho esordito in
serie A nel settembre del 1961, a Firenze, quando avevo diciannove anni e
giocavo nell’Udinese. Ma ero il “bocia”, la riserva, e tutta la
stagione giocai quattro partite, senza mai dimenticare l’amarezza di
quell’esordio fiorentino. Mi beccai cinque gol. Mi
sono poi affermato nel Mantova, avendo come allenatori Bonizzoni, Montez,
Mari e Cadè. Altri cinque anni al Mantova e poi la cinquina napoletana.
Arrivo alla Juventus quando ho trentenni,l’età migliore per il
portiere, quando si è stagionati come il vino. D. - Qual è la
stata la parata in nazionale che ricorda di più? R. - A Napoli proprio
nella gara del debutto in azzurro, contro la Bulgaria nei quarti di finale
della Coppa Europa che poi vincemmo. Ci fu una girata del povero Asparukov,
che andai a prendere nell’angolo alto volando per davvero… D. - Esiste un
portiere che non sbaglia? R. - Nessuno è
infallibile. E un portiere meno degli altri.Ma direi se sbaglio, non ne
faccio un dramma. Il sistema nervoso, la flemma, il carattere sono una
parte fondamentale del nostro ruolo. D. - Da tanti anni lei la domenica è
sempre presente…
R. - Quando mi
infortunai alla caviglia,nel marzo dell’anno scorso (1971 n.d.r.),
proprio alla vigilia di un match con la Juventus, fui costretto ad interrompere un bel
record: 213 presenze consecutive fra i pali del campionato, fra serie A e
serie B. Non resisterei tanto senza un allenamento scrupoloso, un assiduo
controllo di se stessi. D. - Nel calcio il
portiere viene sempre più visto come protagonista della squadra. Il
mio ruolo di interpretare il portiere è quello di essere uno degli
undici. Una squadra non è fatta di “dieci più il portiere”, nel
mazzo ci stanno tutti da Altafini a Spinosi, Anastasi e Bettega. E sono
certo che il segreto è tutto qui. In questo considero il portiere uno che
prevede, intuisce ma soprattutto gioca. D. - Se non fosse Zoff, chi vorrebbe
essere?
R. - Forse il portiere
della nazionale inglese Banks. Mi pare un giocatore completo.Tuttavia sono
felicissimo di essere Zoff. D. - Comunque la sua carriera non è
stata sempre così facile ?
La vita di ogni
portiere è seminata di “palloni” da dimenticare. Se avessi pensato
alle attese, ai trasferimenti promessi e poi mancati, mi sarei sicuramente
rovinato i nervi. Per esempio fra il mio debutto nella nazionale giovanile
e poi in quella vera, sono passati cinque anni. Valcareggi mi mandò in
campo solo nel 1968. Ma se si lavora, si arriva. D. - Le è un
nuovo acquisto della Juventus, come si prepara al suo primo campionato con
la maglia bianconera ? R. - Partiamo
caricatissimi noi della Juventus. Basta con la jella, mi divertirò molto.
Poi ci sarà il derby con il Torino, guidato a quel Giagnoni che giocava
con me nel Mantova. Un demonio di abilità. Io ero portiere e lui libero,
che caro amico! Tra me e lui mai un malinteso, e mi dispiace e che quest’anno proprio la
squadra di Giagnoni debba cercare di farmi gol! (Dall’Intrepido n. 37 del 14 settembre 1972) |